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Racconti & Commenti  •  19 Aprile 2024

Commento post quinto incontro de “Le forme dell’acqua”, a cura di Roberta Monaco

Ecco il commento di Roberta Monaco dopo il quinto appuntamento della rassegna "Le forme dell'acqua" dal titolo "I suoni dell'acqua".
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Un mare di … Musica

a cura di Roberta Monaco

Il quinto incontro del programma Le Forme dell’Acqua il 15 aprile all’Acquedotto Pugliese, dal titolo I suoni dell’acqua, è stato mirabilmente condotto, come un concerto, è il caso di dire, dal Maestro barese dalla carriera internazionale Emanuele Arciuli, introdotto e accompagnato dal semiologo Pino Donghi.
Se nell’incontro precedente ci siamo rifatti gli occhi, in questo incontro, ça va sans dire, ci siamo rifatti anche le orecchie per il tema in oggetto: il rapporto Musica e Acqua.
Sull’importante invitato e sul suo smisurato curriculum ci sarebbe troppo da raccontare, qui ci limitiamo a dire che insegna pianoforte contemporaneo e … tanto altro.

Non possiamo vivere senza acqua, forse senza musica si, eppure alcune persone non possono vivere senza musica, altri pensano che una vita senza musica sia una vita meno ricca, altri non la sanno leggere, “sentire”. Si può sentire benissimo ma essere sordi alla musica. Tutti abbiamo sentito dire che la musica è un linguaggio universale.
Bene, Emanuele Arciuli cerca di abbattere certi luoghi comuni, mette in discussione l’adagio che la musica sia un linguaggio, e lo afferma anche Stravinsky. La musica ha un’aspirazione all’universalità ma non è universale perché funziona in un ambito culturale specifico e codificato. Ci racconta che “una volta un aborigeno australiano ha assistito ad un concerto di musica sinfonica e, ad un certo punto ha chiesto: “ma quando comincia il concerto?” Non era capace di riconoscere come suoni quelle cose che venivano da un’orchestra. E questo è capitato anche al Maestro Arciuli mentre ascoltava un concerto di musica cinese, durante il quale alcuni addirittura si commuovevano fino al pianto, mentre lui stesso non riusciva ad emozionarsi. Questo perché la musica è un fatto culturale, di addestramento ad altri codici per riuscire ad apprezzarla. Ora, poiché la curiosità è il motore di tutto, bisogna aprirsi, farsi delle domande, come quelle che il Maestro si è fatto per partecipare a questo incontro della rassegna delle Donne in Corriera. Ad esempio, sappiamo che la musica si propaga solo nell’aria, ma allora, si può fare musica con l’acqua? Domanda apparentemente banale. In acqua non sentiamo quasi più niente, il mondo sommerso è muto, sembra incompatibile con la dimensione della musica, eppure il suono nell’acqua, contrariamente al nostro corpo, si propaga più velocemente. Troppo velocemente. Il nostro orecchio ha la stessa densità nell’acqua, e la risposta, dopo le ricerche svolte sul tema, è del tutto affermativa, non solo, ci apre un mondo di conoscenze ed esperienze inaspettate che il maestro Arciuli ci mostra in alcuni video, che abbiamo avuto il piacere purissimo di ascoltare, pardon, di vedere. Scopriamo che esistono gruppi come gli Acquasonic che cantano e suonano in acqua dal 2016. Musiche New Age. Nuove forme di concerto. È sorprendente. Loro ogni tanto emergono per respirare. Il pubblico è fuori. Video emozionante! Per quanto l’acqua, lo sappiamo bene, rallenta i nostri movimenti, in acqua il suono si propaga molto più velocemente che nell’aria (trecentoquaranta metri al secondo nell’aria, nell’acqua a mille e cinquecento metri al secondo), e noi non sentiamo sia per l’elevata velocità, sia perché il suono è determinato dalle variazioni di vibrazioni e di densità dei corpi; è così che egli ha scoperto che il nostro orecchio interno ha la stessa densità dell’acqua e non possiamo sentire i suoni in quella condizione. Quindi la domanda da farsi, e che ci porta al primo ascolto è: nell’acqua la musica si può fare? Anche lui pensava di no, ma si è convinto del contrario e ci consiglia di leggere un bel libro: Il mestiere dell’acqua che vibra del compositore Marco Tutino. Persino l’americano Benjamin Franklin, uomo geniale che ha inventato un sacco di cose, ha scritto musica per piano ed ha inventato l’armonica a vetro (Glass Harmonica o la glassarmonica) che usa in acqua; lo strumento è fatto da coppe di vetro che ruotano con un meccanismo dove ci sono tutte le note, e proprio come in una tastiera, si suona con le dita che sono bagnate e sfiorano i bicchieri (concentrici con un perno). Altro video: 30 secondi di pura poesia con il pezzo noto Amazing grace. Ci sono poi orchestre virtuali elettroniche, che il Maestro ci mostra, per farci cogliere una declinazione diversa del rapporto musica/acqua, o meglio musica che si fa “sull’acqua”, su delle chiatte ad esempio; proietta un altro video (Aquarium, di quaranta secondi), in cui un compositore cinese molto importante che vive in America, Tan Dun (1957), ha creato un concerto per acqua e orchestra, entrato ormai nel repertorio, con percussionisti virtuosi che usano l’acqua. Tutto questo in una maniera molto articolata, con gesti e sonorità mai gratuite e fini a se stesse. Interessantissimo anche, nell’ambito delle declinazioni possibili della musica che si fa sull’acqua, gli acqua festival dove i musicisti suonano sulle chiatte. Già in passato il famoso musicista tedesco Georg Friedrich Haendel (1685), scrisse su commissione un brano (tre suite per orchestra) mentre era in gita sul Tamigi con amicizie molto aristocratiche. Gli fu commissionata un’opera che si potesse sentire sul fiume, su diverse chiatte la cui distanza era finalizzata all’intensità dell’ascolto, mentre Re Giorgio I° di Hannover riceveva i suoi ospiti aristocratici. Sempre a proposito di Water music, un altro compositore, inglese, Malcolm Arnold, fece un’altra water music quando fu ripristinato un canale sul famoso Stratford on Avon. Rispetto invece alla musica ispirata all’acqua, su cui il Maestro Arciuli ha promesso di lasciarci una lista, egli cita il compositore direttore d’orchestra e pianista Benjamin Britten, il quale ha scritto quattro interludi marini che parlano di un pescatore che morirà, mentre l’ungherese Franz Liszt, con le sue ballate simula nella loro complessità le onde del mare. Di queste ci fa sentire al piano pochi secondi della seconda ballata. Nel ricco excursus ci sono anche Mendellsonn e altri musicisti americani, la cui musica non è stavolta ispirata al mare, bensì a laghi e fiumi. In particolare il lago Ontario, che ha ispirato tanti musicisti americani che vivono in paesi che vi si affacciano. Timida intrusione, o intermezzo per restare in area semantica musicale, di Pino Donghi che precisa il fatto che questi pezzi sono tutti dedicati proprio al Maestro Arciuli. Divertente il passaggio a figure geniali come John Cage (Water music), con il suo straordinario umorismo, che ha partecipato anche a emissioni televisive con Mike Bongiorno, il cui video è introvabile, ma ci racconta di questa creazione paradossale, un pezzo che resterà nella storia. Il video, più lungo, è davvero divertente. Pino Donghi aggiunge un elemento alla genialità di John Cage, ci racconta brevemente dell’opera più citata, una sua composizione dal titolo 4’33”, una composizione di assoluto silenzio, che sarà ripresa dal Maestro Ludovico Einaudi (con uno spartito privo di note), e questo perché? Perché il numero tradotto in secondi fa 273, e meno duecento settantatre è la temperatura dello zero assoluto, ovvero sia laddove non c’è trasmissione delle onde sonore. Arciuli ricorda i possibili fraintendimenti e le implicazioni filosofiche relative a 4’e 33, segnala un altro compositore sperimentale per aver scritto un libro meraviglioso dal titolo Il silenzio non esiste. Il climax arriva verso la fine di questo incontro stupendo con la Musica, in cui Emanuele Arciuli ci lascia ascoltare tre brani bellissimi, dove la liquidità si traduce in struttura e gestualità pianistica, tre brani, Jeux d’eau di Ravel, poi Salvatore Sciarrino, compositore italiano, che realizza un pastiche geniale su Jeux d’eau insieme a Singing in the rain (sovrapposizione e contrappunto). l’ascolto, straordinario, di Ravel, La cathédrale engloutie, La cattedrale sommersa, i passi sulla neve – perché anche la neve è acqua – Reflets dans l’eau. Non si può parlare di musica e acqua senza citare il simbolista Debussy, che ha dedicato molta attenzione all’acqua (La mer ), ‘impressionato’ dalle ninfee di Monet. Liquidità dell’armonia e dei colori grazie all’influenza dell’Impressionismo.

Infine ci fa ascoltare un pezzo, Dark waves, di John Luther Adams, nativo del Mississipi, un compositore americano molto importante per aver maturato una visione quasi ecologica, ma non nel senso più retorico del termine. Vissuto per alcuni anni in Alaska senza acqua ed elettricità, i suoi pezzi richiamano la natura (come il brano Diventare oceano Become ocean), il pezzo Dark waves, un brano per due pianoforti ed elettronica, è l’ultimo ascolto, una poesia struggente dice il Maestro Arciuli, Onde scure, si può ascoltare in un luogo, in una cappella laica dove si può stare al massimo in sei, sette persone (il contrario di un concerto), si tratta di suoni naturali che cambiano, anche per le condizioni metereologiche, è una musica liquida, senza ritmo che ci restituisce la fluidità dell’acqua, procede come per ondate, ondate di energia pura: questa musica dà l’impressione di essere scritta come un fenomeno naturale e non come un cosa scritta per noi.

Ora, lo sanno tutti, l’acqua è tante cose, elemento fondamentale per il nostro nutrimento (moriremmo senza acqua), ma l’acqua è anche uno straordinario veicolo per trasportare cose e persone, allora in questo senso può essere letta come metafora importante di quello che dovrebbe essere la cultura, che non è una cosa noiosa ma entusiasmante e divertente, nutriente, che ci consente di viaggiare, verso territori lontani, attraversare il guado, andare in altri lidi e capire di più di noi stessi, di quanto il mondo è piccolo, più di quello che pensiamo. Insomma, conclude Pino Donghi, una lezione così capita raramente, capiamo subito che abbiamo “ascoltato” e visto qualcosa di unico, di non banale, di nuovo. Nelle diverse sezioni in cui l’abile Maestro ha orchestrato il suo incontro per le Donne in Corriera, il pubblico, numerosissimo, ha potuto aprire la mente e comprendere come la musica si può declinare in diverse forme: Musica ‘e’ acqua, la musica “ispirata” all’acqua, o addirittura musica come acqua. Pensavamo che nell’acqua la musica non potesse esistere, invece il mondo sommerso non è muto, ci può parlare, ci può far… piangere, perché la bellezza lo fa, la bellezza non è fatta per noi, prescinde da noi.

Ci lascia tutti senza parole, senza domande, col piacere del ricordo di un pomeriggio bellissimo.

 

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