
Diversamente… italiani: Nord contro Sud
di Roberta Monaco
Dalle librerie alle biblioteche, che sono la vera passione delle Donne in Corriera, soprattutto quelle attive e accoglienti come la centralissima Biblioteca Ricchetti e l’insostituibile bibliotecaria Daniela Raimondi, eccoci numerosi per la presentazione del nuovo libro di Lino Patruno: Il Sud ha vinto.
L’autore, giornalista, è stato direttore della Gazzetta del Mezzogiorno e dell’emittente televisiva “Antenna Sud”. Attualmente è il direttore delle testate del Master di giornalismo dell’Ordine di Puglia e dell’Università di Bari. Ricopre, inoltre, incarichi di insegnamento presso l’Università di Bari e presso l’Università privata LUM di Casamassima. Ha scritto numerosi libri sul Sud editi da case editrici meridionali, come, ad esempio, la casa editrice calabrese Rubbettino, che le Donne in Corriera hanno potuto visitare quest’anno a Soveria Mannelli.
Ad animare la conversazione è la nostra socia Narda Limitone, che considera questo libro “come una sorta di mosaico, una carrellata di episodi, personaggi, aneddoti, notizie storie vincenti di ragazzi, prima emigrati poi rientrati nel nostro meridione”, e qui direi, soddisfatti ma non rimborsati (quanti di noi hanno i figli a Milano o in costose città del Nord?).
Il Sud ha vinto è una disamina appassionata sul Sud e del suo controverso rapporto con il Nord. Un sud che non può essere visto, assolutamente, secondo la negatività dei clichés e luoghi comuni che ci hanno attribuito (anche a nostra insaputa), bensì come un modello da esportare. Ma facciamo un passo indietro. Rallentiamo, sì, perché la prima domanda a Lino Patruno è proprio sulla lentezza, di cui si parla tanto nel libro: cos’è e come descriverla? Ma Lino Patruno, un po’ discolo, da padrone della scena e maestro della comunicazione, sa bene che i primi trenta secondi sono importantissimi per catturare l’attenzione del pubblico, così, saltando ringraziamenti, saluti e quant’altro, differisce la domanda e ne pone lui una al pubblico: Quando il Sud ha vinto? “quando è passato dall’accento deformato di Lino Banfi per compiacere (che non ci appartiene) a Checco Zalone, che prende in giro ugualmente, senza che ce ne rendiamo conto”. Un piccolo miracolo saper ridere di se stessi.
Patruno riporta le frasi tabù o autogol (Sergio Rubini “addòaddascì”?) che ci portiamo addosso, del tipo: “Non ci facciamo conoscere!”… quasi ad avere vergogna di un sottosviluppo o minor ricchezza, e, per ritornare alla prima domanda, alla lentezza (curiosità: il 5 giugno Giornata mondiale della lentezza, e due città, Parma e Lecce, che hanno un Festival annuale della lentezza!), che diventa quasi una sorta di nuovo paradigma sociale, una forma di resistenza. L’economia ‘lenta’non è un ossimoro ma uno stile di vita che si accorda alle persone. Un lungo capitolo è centrato proprio sulla lentezza, su questo desiderio universale, segno di coraggio, cercato da tutto il mondo ed opposto al bisogno esasperato di velocità, di produttività, a tutti i costi, anche attraverso il lavoro di domenica (assurdo giuridico che sacrifica le famiglie, che a Milano, guarda caso, sono perlopiù mononucleari). Aspetto fondamentale della nostra natura, la lentezza, presente già nella filosofia del sociologo barese Franco Cassano, riscoperta e rivalutata dopo il lungo periodo del Covid, ad una accurata analisi del discorso, si legge anche nel modo diverso di parlare, ad esempio al Nord si usa dire: “un quarto alle nove”, mentre al Sud “nove meno un quarto, il che sembra lo stesso, ma semanticamente non lo è. La lentezza non è dunque antimodernità, bensì una nuova forma di modernità, contrapposta al mito della velocità (cfr. l’Otium produttivo dei latini).
Il libro di Patruno è pieno di citazioni (I.Calvino, H.Hesse, E. Dickinson, F.Nietzsche, B.Pascal e tanti altri eminenti studiosi), dati, riferimenti interculturali, film, e digressioni… funzionali, perdonate l’ossimoro. Nel libro di Patruno Il Sud ha vinto, ripetuto come in un’anafora all’inizio di ogni paragrafo del lungo capitolo con questo titolo, si descrive un Sud sorprendente, sfaccettato e ricco di meraviglie storiche, sociali ed economiche. L’autore, tra l’altro, cita la scoperta dell’America e la nascita del colonialismo nel mondo, e afferma che dal 1861 questo colonialismo è stato imposto anche al nostro Sud. La legge del più forte ha vinto. Ma Patruno non accetta sconfitte e fa un’analisi di un Sud in continuo e positivo cambiamento. Elemento fondante della diversità meridionale “l’autenticità” del nostro Sud, la generosità, la combattività, l’innovazione. Infatti elenca casi di giovani professionisti ritornati al Sud che sono riusciti con successo a costituire imprese che esportano prodotti d’eccellenza in tutto il mondo (settore dell’abbigliamento, calzature, agroalimentare, tecnologico, farmaceutico, energetico).
Il libro è una sorta di guida preziosa, che “vale più di mille convegni” per comprendere quanto il Sud produce e rinnova. La affibbiata “diversità” è una diversità solo rispetto ai canoni economici e culturali che gli sono stati imposti da altri. Narda Limitone, ex consigliera regionale, cultrice dell’Unione Europea, difende inoltre il valore dei programmi Erasmus che hanno permesso la circolazione delle idee e della cultura, diffuso la conoscenza del nostro Paese, e, cercando di arrestare il flusso verbale di Patruno e con la sua sapiente pacatezza, ricorda il gran numero di ragazzi rientrati al Sud durante il Covid, e per fortuna rimasti grazie alla possibilità di lavorare in smart working (potremmo dire in questo caso south working?), ricominciando così ad assaporare la vita. Allora chiede: “quanto dobbiamo ringraziare la tecnologia, e forse anche il Covid, perché forieri di questo nuovo modo di vivere”, ma dopo aver lasciato campo largo all’autore che ha arricchito la presentazione con una carrellata di aneddoti, notizie, di personaggi, luoghi, esempi virtuosi di donne e uomini, sfata molti stereotipi e luoghi comuni che storicamente hanno attanagliato il Sud, racconta molte verità scomode, che ci affossano (Invalsi, servizi pubblici, trasporti che … rallentano “al” e il Sud), e creano divari irrisolti (la famosa “spesa storica”).
Inevitabile la domanda sul turismo in Puglia. Beh, Se oggi la Puglia è la regione più attrattiva d’Italia, anche grazie al grande lavoro dell’Apulia Film Commission che ne ha diffuso le bellezze attraverso i film e le fiction, è anche la seconda regione, dopo la Campania, per i reati ambientali! Questo anche a causa dell’overtourism dominante, quell’eccesso di turismo che piace ai ristoratori, alle guide turistiche e alle agenzie, ma provoca lo svuotamento delle città. Ci vuole un piano che pur considerando il valore del turismo per le città, non trasformi le città in un luna park. Forse, conclude Patruno, tutta la differenza tra un Sud come era concepito in passato e come dovremmo concepirlo noi, sta in un accento: da calamità a calamita. Effetto speciale finale: “Non c’è mai stata una questione meridionale!”, e se volete sapere il perché dovete, come dicono i francesi prendre votre temps, rallentare, e leggere il libro.
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