
Ricordando e rivivendo Praga
di Patrizia Ripa
La prima volta che io sono stata a Praga è stato nel 1980, prima della caduta del muro di Berlino. Ci sono andata per un weekend partendo dalla Germania, con amici studenti in occasione di una borsa di studio che vinsi soggiornando a Monaco di Baviera. Ricordo l’impressione di tristezza che mi diede questo viaggio. Incontrai un uomo dagli occhi di un azzurro intenso lungo il ponte Carlo che mi chiese come mai fossi a Praga e io gli risposi che venivo dalla Germania ed ero una studentessa di lingue. Lui mi disse che anche sua figlia studiava lingue e che avrebbe voluto viaggiare per conoscere i luoghi di interesse dei suoi studi, ma non poteva farlo perché il regime non le consentiva di uscire dalla nazione.
Che tristezza, pensai. E apprezzai la nostra libertà di poter viaggiare che non dobbiamo mai dare per scontato.
La seconda volta che sono stata a Praga è stato sicuramente dopo il 2000, non ricordo la data precisa, ma certamente notai una Praga completamente diversa, occidentalizzata come d’altronde era avvenuto per tutte le città dell’est dopo il crollo del muro di Berlino.
Questa volta però, con le Donne in Corriera si è trattato di un viaggio veramente speciale, e ho avuto l’opportunità di approfondire alcuni aspetti della città soprattutto seguendo le orme di Kafka. Raccontarlo è un modo per ricordarlo meglio e per imprimere meglio tutti i dettagli nella nostra mente. Ho apprezzato il fascino di questa città. Una Praga magica, come la definisce lo scrittore Ripellino. Tanti sono gli appellativi dati a questa città: magica, inquietante, misteriosa, arcana. Crocevia di razze e civiltà, anime che si mescolano: slava, cristiana, ebraica, protestante. Praga si rivela in tutte le sue contraddizioni, la città della stratificazione come sottolinea lo scrittore Giuseppe Lupo: a livello storico e politico a causa dei diversi regimi che ha subito, a livello culturale e linguistico perché contiene in sé un miscuglio di lingue, quella tedesca, quella ebraica, quella boema. “Fino a quando la nazione non avrà una sua lingua, non avrà mai una sua autonomia”, ci ha detto una guida durante questo viaggio. E Praga ha dovuto attendere un po’ per ritrovare una sua identità, riconosciuta nella lingua boema.
Immenso è stato il nostro dispiacere quando abbiamo appreso che il professor Giuseppe Lupo non ci avrebbe accompagnato in questo viaggio a causa di un lutto che ha vissuto, per il quale siamo rimaste tutte affrante. Il suo libro “A Praga con Kafka” comunque ci ha aiutato molto nella scoperta degli angoli misteriosi di questa affascinante città.
Siamo partiti dal Museo Kafka, con tutti i ritratti dei familiari dello scrittore, pagine tratte dai suoi diari, e dalla famosa “Lettera al padre” da cui si evince il tormentato rapporto che ha avuto con lui. Ne è testimonianza anche la scultura di Jaroslav Róna che abbiamo visto en passant nelle nostre passeggiate che ritrae un omone dalla testa vuota, che rappresenta il padre Hermann e un ragazzo a cavalcioni sulle sue spalle che rappresenta il figlio Franz, a dimostrazione della forza della figura paterna rispetto alla piccolezza del figlio.
Il museo si presenta come un corridoio buio e stretto. I colori dominanti sono il nero e il grigio. In una stanza ci sono tanti cassetti che mostrano l’aberrazione che viveva Kafka quando lavorava presso le Assicurazioni Generali con un ruolo da burocrate che detestava.
È stato interessante seguire il percorso nella città di Praga seguendo le tappe della sua vita, partendo dalla scoperta di tutte le case in cui ha vissuto. Difficile elencarle tutte, dalla casa natia nella zona di Staré Mesto, (quartiere della città vecchia accanto alla Chiesa di San Nicola ) alla elegante via Celetna poi al Luccio d’oro, a causa di tutti i traslochi voluti dal padre che con la sua irrequietezza aspirava sempre ad un miglioramento nella scala sociale.
Ripensare a tutti i personaggi dei maggiori romanzi di Kafka, immaginare dietro le finestre di quegli abitati personaggi come Gregor Samsa che un bel mattino si sveglia e si ritrova insetto (le Metamorfosi) o il personaggio K che si trova a subire un processo per una colpa che non ha mai commesso (il Processo) o all’agrimensore K., che arriva in un villaggio ai piedi di un castello per svolgere il suo lavoro, ma scopre che la sua convocazione è fittizia e il suo accesso al castello è ostacolato da una burocrazia incomprensibile ( il Castello) – ha solleticato molto la mia fantasia. ll tentativo di Kafka di dare un senso alla vita è sempre presente nella sua produzione letteraria, le situazioni paradossali che vivono i suoi personaggi li rendono unici e nel contempo universali. Questa loro sensazione di inadeguatezza, prima nella trasformazione di un corpo a insetto e poi di un’accusa per una colpa mai commessa, nasconde una più profonda angoscia e alienazione che è a metà strada tra il vivere e il non voler vivere, conseguenza della guerra e dei tragici eventi del Novecento.
Abbiamo cercato di immaginare una Praga che riguarda la quotidianità della vita di Kafka, prima da studente e poi da impiegato modello che nasconde l’uomo scrittore, sensibile e raffinato
Accanto al percorso kafkiano c’è stata un’attenzione anche alla Praga storica, a partire da piazza Venceslao che ricorda l’impegno politico e la protesta del giovane ventenne Jan Palach che si è dato fuoco in seguito all’occupazione sovietica e la Praga apocalittica degli ebrei scomparsi nei lager come testimoniano le scritte in rosso della Sinagoga Pinkas che riporta i nomi e le date di tutti i deportati che hanno perso la vita durante il nazismo.
Immagini agghiaccianti, e il pensiero vola lontano. Inevitabile riflettere sul fatto che la stessa cosa potrebbe essere realizzata per tutti quei palestinesi ed israeliani che sono morti, di cui non sapremo forse mai il nome, in questo tempo tragico che stiamo vivendo. Il giorno dopo, grazie alla eccezionale guida di Luca, apprendiamo che in realtà ci sono cinque città Praga: la città vecchia, la città nuova, la città piccola, la città ebraica e la città castello. Vediamo anche una Praga allegra, spensierata. Di notte la piazza dell’orologio astronomico nella città vecchia Starà Mesti si riempie di giovani e anche di tanti turisti che mostrano una città omologata al modo di vivere del mondo occidentale. Ma al di là dell’aspetto occidentale dei negozi e della vita frenetica della gente, pulsa una Praga sotterranea più interessante, una Praga silenziosa e raffinata. Ogni volta che alziamo la testa camminando notiamo la bellezza degli dei vari stili architettonici dei palazzi che vanno dal rinascimentale al gotico al barocco, al rococò e all’Art nouveau. La nostra guida ci indica anche un nuovo stile, quello del rondocubismo, poco noto perché fu un movimento che si sviluppò solo a Praga ed ebbe breve durata. Partiva dal cubismo per arrivare a delle forme più arrotondate. Ne abbiamo un esempio nella Piazza Jungmann.
Uno stile particolarissimo.
Il fascino di Praga è proprio in queste sue contraddizioni: un centro drammatico a metà fra due mondi e due culture. Praga malinconica tra est ( a cui sente di non essere mai appartenuta) e ovest che si è infilato attraverso la lingua e cultura tedesca. Una vita indefinibile: a quale delle due culture appartiene? Forse a entrambe. Le guide ci raccontano però che la gente del luogo non vuole sentirsi dire che appartiene all’est perché Praga sente di essere sempre stata – ed è – una capitale mitteleuropea.
L’ultimo giorno c’è stata la visita al Monastero di Strahov, con una bellissima biblioteca storica che non poteva sfuggire certo alle Donne in corriera. Abbiamo ammirato la biblioteca filosofica e quella teologica con reperti interessanti di vario genere. Subito dopo la visita al Santuario di Loreto dove è custodito il Tesoro dell’ostensorio detto anche il Sole di Praga, attrazione per i visitatori che vengono da ogni parte del mondo.
Passeggiare per la Città vecchia con i suoi cunicoli, la Moldava e la collina del Castello ci ha portati fino al Belvedere che abbiamo ammirato da una bellissima terrazza ed abbiamo immortalato questo momento con una foto di gruppo. Infine una ultima tappa al Caffè Louvre in stile Liberty, frequentato anche da Kafka in cui abbiamo gustato un magnifico strudel.
Cosa ci ha lasciato questo viaggio? Sicuramente tanta gioia di stare insieme con una così bella compagnia, ma anche la gioia di aver scoperto un aspetto interessante di questa maestosa città che ha vissuto tanti cambiamenti, tanti travagliati momenti storici, tante situazioni nuove che ha saputo gestire conservando una dignità e una coerenza esemplari. E forse è proprio questo il fascino di questa città che rappresenta un po’ il mondo intero, con la sua complessità e le sue contraddizioni. Sono le contraddizioni che viviamo anche noi in questo nostro tempo difficile, nel nostro agire e nelle nostre esistenze.
Praga è un po’ in tutti noi, e le emozioni intense e profonde che ci ha lasciato ne sono la testimonianza.
Patrizia Ripa
Si ringraziano le guide Eva Ripamonti, Hana Sklenarova e Luca Riccardi, (wwwturistiperpraga.com). La loro competenza e professionalità ha reso questo viaggio particolarmente interessante per l’arricchimento culturale e umano che ha apportato a ciascuno di noi.
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