
Arte contemporanea tra provocazione e denuncia
di Patrizia Ripa
Un tale sottotitolo contiene già in sé tutte le componenti che rendono questi artisti “irriverenti”. Quest’oggi, presso la libreria Laterza di Bari, il prof. Giuseppe Nifosì, storico dell’ Arte e dell’ architettura, nonché esperto nella didattica della storia dell’Arte, ci ha illustrato un interessantissimo panorama degli artisti più significativi dell’arte contemporanea, rendendo fruibili, grazie alla sua notevole competenza e grande chiarezza espositiva, quei contenuti che sono spesso ostici agli spettatori che di fronte all’arte contemporanea si arrendono o si nascondono dietro la frase “ma che vorrà significare”? Compito dell’arte è l’interpretazione della realtà, e come tale varia con il passare dei secoli e con l’avvento di nuovi momenti storici che ne ribaltano i valori. La conversazione avviata dal dottor Francesco Scotto affronta il concetto di cosa si intende per arte contemporanea e in che modo questi dieci artisti presentati da Giuseppe Nifosì sono “irriverenti”.
Naturalmente per problemi di tempo non è stato possibile esaminare tutti gli autori presenti nel testo, ma solo alcuni di questi, che sono stati commentati anche attraverso le slides scelte tra le più significative rispetto ai temi trattati. Cosa stava cambiando dunque nel passaggio dall’arte rappresentativa del passato a quella concettuale contemporanea?
L’artista urla, scandalizza, denuncia, provoca. Piero Manzoni con la sua “merde d’ artiste” ha scandalizzato e sicuramente rappresentato un’opera di grande provocazione. L’autore propone una dissacrazione ironica. Per Manzoni non importa il contenuto, è solo l’idea che conta, può esserci o no la cacca dell’autore dentro la scatoletta, ha poca importanza. Manzoni, con Lucio Fontana, è l’artista italiano del secondo Novecento più quotato al mondo. A lui Nifosì contrappone l’artista francese Yves Klein che nelle sue proposte monocrome vuole infondere un’idea di unità assoluta, di una perfetta serenità, in un desiderio di purezza interiore e di infinito. Per Klein l’opera d’arte è perfetta quando si libera dalla materia, per Manzoni esattamente l’opposto.
Nella conversazione di questa sera il dottor Francesco Scotto riferisce di volere partire da un autore locale, Pino Pascali che Nifosì inserisce nel suo libro nella triade Klein-Manzoni-Pascali, tra gli autori più trasgressivi poiché crea un genere molto personale di una vitalità dirompente con le sue fantasiose composizioni. Anche lui ha un intento polemico nella sua arte, la riproduzione delle strisce e stelle della bandiera americana rappresenta una provocazione, non una sudditanza, il materiale bellico da lui realizzato con materiale di scarto per creare armi inutili perché inutilizzabili mostra ancora una volta, uno spirito dissacratorio. Molto spazio nella conversazione viene dedicato agli artisti Christo e Jean-Claude che impacchettano il “Pont Neuf “, il “Reichstag di Berlino” e menziona l’opera forse più poetica della coppia, l’installazione de “Gli ombrelli” che vengono aperti contemporaneamente sulle sponde del Giappone e della California, messaggio simbolico tra due nazioni in guerra che possono dialogare attraverso l’arte. La coppia Christo-Jean-Claude dimostra che essere artista è un modo di vivere. Impacchettare e allestire installazioni che durano pochi giorni è una forma d’arte sicuramente insolita, ma è un modo per impedire contatti con la vita e con la realtà. La realizzazione di alcune di queste opere comportava la ripulitura dell’ambiente ed aveva comunque sempre un significato simbolico nell’impegno di creare bellezze piuttosto che morte e distruzione.
L’Europa del secondo dopoguerra influenzata dalla potenza egemone dell’America, con il boom economico che garantiva benessere, ha portato a quella rivoluzione pop in cui si rafforzava quella potenza comunicativa dell’immagine. Il linguaggio visivo nuovo e audace portava ad un’informazione immediata. La pop art con quella forza esplosiva del 68 non è arte intellettuale o colta, ma popolare, e comunque mai banale, piuttosto ironica e spiazzante. Andy Warhol ne è l’esempio più evidente.
L’arte di Andy Warhol tende infatti a mostrare che “comprare è più americano di pensare“. Warhol utilizza oggetti di uso quotidiano, della spesa che si fa al supermercato, e ritrae il mondo contemporaneo con le sue contraddizioni. La sua famosa Campbell Soup offre una lettura ironica della società dei consumi. Lattine, bottigliette di Coca-Cola, scatolette di sapone e altro, non erano solo oggetti di consumo, ma simboli di un’identità sociale, pur non avendo in alcun modo intenzione di creare un’arte di impegno. Le sue serigrafie dei personaggi dello spettacolo (la più famosa è quella di Marylin Monroe) mostrano come anche i personaggi potevano essere consumati dall’arte come qualunque altro oggetto: i media rubano l’identità e le persone diventano prodotti da consumare. Diventano icone di massa, commerciali.
Una certa attenzione merita anche la Street Art che promuove un’arte che non va rinchiusa nei musei, ma che deve essere vissuta da tutti, nelle strade, e ha lo scopo di combattere ogni forma di indifferenza. Un’arte che nasce a New York, ma si sviluppa anche altrove poiché diventa la forma d’espressione privilegiata dei giovani artisti nei quartieri poveri delle grandi città. Viene infatti configurata come l’arte dell’emarginazione e della trasgressione, sono artisti di strada che portano messaggi sociali o di rivolta.
Un autore come Keith Haring con il linguaggio dei fumetti diventa icona dell’arte contemporanea. I temi questa volta sono le droghe, le segregazioni, il razzismo e l’AIDS. La sua irriverenza si rivela anche nel disegnare i genitali maschili e femminili staccati dai corpi. Una provocazione contro il mondo omofobo e sessuofobo. Le classiche figure stilizzate di Haring, omini senza volto in movimento portano le mani agli occhi, alle orecchie, alla bocca, simboleggiando la volontà di non vedere, non sentire, non parlare. C’è il rifiuto del mondo e una forma di silenzio che fa pensare alla morte. Anche Banksy che distrugge le sue stesse opere, come Street Artist ha come obiettivo disobbedire ad arte, la cosa più eccitante per lui è non essere “beccato”, conserva la sua invisibilità ed è popolare proprio per il suo anonimato. Anche lui fa uso della poesia, dell’ironia e del paradosso. Banksy e Christo, entrambi creano qualcosa di non permanente, è un’arte destinata a sparire.
Infine, Cattelan, che attacca la banana al muro, fa scalpore a livello internazionale. E’ uno degli artisti più discussi nel mondo che fa uso di parodia, di paradossi per sottolineare le contraddizioni della nostra società contemporanea. Ricorre spesso al grottesco per spingere il pubblico più attento alla riflessione, proclama la libertà dell’arte e propone operazioni fuori dagli schemi. La slide “La nona ora” del 1999 che ritrae Papa Wojtyla che viene colpito da un meteorite viene ampiamente commentata poiché è stata forse una delle opere di Cattelan più discusse. Lungi dall’essere ridicolizzata l’immagine di Wojtyla emerge invece come quella di un uomo forte, caparbio, che sopravvive alle difficoltà tenendo stretta la croce a cui si aggrappa in modo obliquo. L’obiettivo di Cattelan non è quello di voler scandalizzare come fatto fine a se stesso, ma voler sollevare questioni e discussioni. Senza punti di vista e interpretazioni diverse, l’arte non esiste – affermerà Cattelan. Al tempo stesso però riesce a invitare il pubblico anche a non prendersi troppo sul serio.
Altri esempi di arte contemporanea di forte provocazione è quella che vede i corpi delle donne, come avviene per Allen Jones, Marina Abramović, Gina Pane che usano il corpo femminile sacrificato come metafora nella realtà quotidiana, e usano immagini estreme per mostrare la resistenza al dolore. Si tratta di performance molto crude che talvolta rasentano l’oscenità. Un certo spazio viene dato alle immagini mostrate nelle slides dedicate a Regina José Galindo, una donna forte e molto audace che, avendo assistito a massacri e violazioni di diritti umani in Guatemala, mostra i corpi delle donne che si infliggono con punizioni aberranti. È un grido di dolore che è un atto di coraggio. Il messaggio è forte, è una denuncia della violazione dei diritti umani. Infliggendo dolore sul suo corpo, si identifica con quello provato dalle vittime per rendere visibili i traumi vissuti.
Azioni coraggiose contro il potere.
Quest’arte che appare strana, insolita e conturbante mostra in realtà che l’artista non può rimanere in silenzio, hai il dovere di denunciare; l’arte si identifica quindi con la vita e se non può cambiare le cose, può certamente cambiare i pensieri, generare emozioni, risvegliare discussioni.
L’aspetto comune di tutti questi artisti irriverenti è che ciascuno di loro nella provocazione ha lasciato un segno, ha indotto a riflettere, a porsi domande. Potrebbe anche essere, come qualcuno ha affermato, che si prendano gioco di noi nel tentativo di farci interpretare, ma comunque lasciano un segno apprezzabile anche per il loro coraggio di sfidare e di proporre cose nuove, che possano piacere o no. Quel che conta è che l’arte si fa soggettiva nell’interpretazione e stimola un pensiero divergente.
Come suggerisce il prof Nifosì, nessuno di essi può definirsi banale. “Tutti hanno osato, ci hanno stupito, talvolta anche irritato ma comunque ci hanno fornito spunti per pensare”. Sono denunce coraggiose, originali e trasgressive che propongono un tipo di arte che riflette le contraddizioni dei nostri tempi.
Ben vengano quindi queste menti irriverenti capaci di scuotere, di provocare, di porre domande scomode, di sollecitare le coscienze, ponendoci in un atteggiamento sempre critico verso il mondo.
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