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Racconti & Commenti  •  15 Dicembre 2025

Commento post incontro con Gaetano Contento, a cura di Patrizia Ripa

Patrizia Ripa condivide la sua riflessione dopo l'incontro con Gaetano Contento sul tema delle comunità nell'era digitale.
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“La forza delle connessioni, costruire comunità nell’era digitale”

di Patrizia Ripa


Questa sera (giovedì 11 novembre ’25) alla biblioteca Ricchetti per “Le donne in Corriera” un interessante incontro che fa parte del progetto “Mappamondi-Cartografia per un mondo complesso”, sul tema: “La forza delle connessioni, costruire comunità nell’era digitale”.

Il relatore, Gaetano Contento, CEO di Never Before, agenzia di marketing e comunicazione specializzata nella costruzione di ecosistemi narrativi e comunità digitali, ha sottolineato dall’inizio l’importanza delle relazioni umane su cui si basano le comunità.

Ma più volte ci ha posto il quesito: Esistono ancora le comunità?

Viviamo infatti circondati da “community” digitali che spesso hanno poco a che fare con il senso reale di questa parola che implica la cura, lo scambio e il senso di appartenenza. Nell’era delle connessioni continue ci rendiamo conto del fatto che siamo eternamente connessi, ma soli. Che significato ha avuto la nostra “pseudo appartenenza “alla community se non ne condividiamo in pieno il senso e non ne curiamo gli aspetti più umani, profondi che ci fanno sentire integrati e promotori di una comunicazione autentica atta a generare soluzioni comunicative nuove e proficue?

Naturalmente il problema è da affrontare anche a livello imprenditoriale in cui si rende sempre più pressante la necessità per un’azienda di creare una community intorno a sé, in cui la condivisione di valori e di visioni diventa parte integrante delle strategie da adottare, che siano proiettate verso un futuro sostenibile.

Le slides presentate durante l’incontro erano volte a farci riflettere anche su come è cambiato linguaggio della comunicazione. Un esempio: la pubblicità della pasta Agnese che a un certo punto ha introdotto il Silenzio come forma di comunicazione più significativa. E ancora all’uso (o abuso) del termine burnout. Si riferisce ad una stanchezza nel lavoro o a una mancanza di relazioni umane appaganti?
E a proposito di linguaggio: cosa significa davvero la parola comunità? Etimologicamente dal latino cum (insieme) + munus (dono, dovere), si intuisce che il concetto di comunità sia legato all’idea di un dono reciproco: non solo ricevere, ma anche dare.

Un’altra slide mi ha molto colpita: “La tecnologia ci prometteva vicinanza infinita, ma ci ha consegnato un’epidemia silenziosa di solitudine. Come è possibile essere così connessi e così tremendamente soli?
Sono stati analizzati dati statistici molto interessanti, ma anche molto preoccupanti che riguardano i giovani e i “numeri della solitudine italiana “. In particolare il 70% dei Giovani italiani tra 25 e 34 anni si sentono soli nella città in cui vivono. Il 45,1% Under 50/ esprimono ansia e mancanza di relazioni significative.

Questi sono i dati che hanno ispirato la ricerca. Numeri che raccontano una crisi devastante che attraversa le nostre città e le nostre vite quotidiane.

Oltre a questo è stato dimostrato che questo stato di ansia può procurare danni anche alla salute dell’uomo. “L’Isolamento sociale aumenta il rischio di mortalità del 26-32%. Un impatto paragonabile a quello del fumo o dell’obesità.” Non è retorica, non è un’esagerazione.
Se oggi siamo così disorientati, forse è dovuto anche al proliferare degli spazi in cui siamo legati gratuitamente che però sono spesso poco significativi.

È stato citato Il sociologo Zygmunt Bauman e il suo concetto di modernità liquida. Tutto ciò che prima era solido e stabile, il lavoro, le relazioni, le identità oggi si è liquefatto. Le community digitali sono l’esempio perfetto di questa liquidità: basta un click per entrare in una community e con lo stesso click uscirne. Ed è come se non fossimo mai esistiti. Non c’è spessore, non c’è impegno, non c’è resistenza. È tutto scivoloso, volatile, istantaneo.

Senza demonizzare la tecnologia che sicuramente ha facilitato tanti aspetti della nostra vita, è necessario però porsi in maniera critica verso queste nuove pratiche e mai sottovalutare l’aspetto del contatto umano, reale e non virtuale. Le COMMUNITY ONLINE sono deboli e volatili e sono spesso legate a interazioni superficiali, impegni opzionali e individualismo mascherato laddove invece le “COMUNITÀ (CON LA C MAIUSCOLA)”, come le definisce Gaetano Contento, si basano invece su legami profondi e duraturi, su reciprocità autentica, responsabilità collettiva ed ha come fine ultimo le relazioni umane.

C’è stato un altro esempio mostrato nelle slides, datato 1.500 anni fa, ed è quello delle comunità monastiche benedettine che rappresentano forse uno dei modelli di comunità più resilienti della storia. San Benedetto, con la sua Regola, non ha scritto solo un manuale di preghiera ma ha progettato una vera tecnologia sociale. L’idea che emerge è quella della trasformazione attraverso la vita comune, perché si può migliorare solo grazie al confronto con gli altri, anche quando è faticoso.

La comunità non è qualcosa di scontato, ma va continuamente costruita e ricostruita. Va alimentata, studiata, animata da gente che ci crede e che ne condivide visioni, interessi e valori.

Non sono mancate da parte del relatore parole di elogio, di stima e di apprezzamento per tutto il lavoro compiuto da “le Donne in corriera” che sono riuscite a costruire un’associazione culturale, così coesa e convinta nei suoi principi portati avanti con coerenza e impegno costante, grazie alla presidente, al gruppo di lavoro che la sostiene e agli iscritti tutti.

Le comunità muoiono se non sono costruite su valori comuni in cui credere e se non si basano su relazioni autentiche.

Credo che un inizio migliore per la presentazione di questo progetto mappamondi: Cartografia per un mondo complesso, non poteva esserci. Un incentivo per noi per continuare ad operare con l’impegno da sempre profuso poiché crediamo in questo tipo di attività e di progettualità.

In altri termini, in questo tipo di “COMMUNITY”, quella con la “C MAIUSCOLA.”

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