
Incredibile quanto possa influenzare il titolo di un libro sulla scelta -se comprarlo o no, se leggerlo o no”. Confesso che per “ Un viaggiatore in sovrappeso in Iran” di Bernardo Notarangelo il titolo mi ha infastidito, perché se è sicuramente interessante leggere di un viaggio in Iran, che il viaggiatore sia in sovrappeso lo trovo del tutto irrilevante. Who cares? Mi sono chiesta che importanza potesse avere in quel contesto in cui si affronta una cultura e una realtà così interessante che l’autore vuole scoprire da solo nel suo viaggio in Iran, che compie per la terza volta. Forse per ironizzare un po’ il tutto. E infatti non ne sono rimasta delusa.
A parte il primo capitolo che è un excursus sul suo sovrappeso ( che ripeterà ogni tanto) il libro è un diario persiano ricco di aneddoti gradevoli. L’autore apprezza la generosità di quel popolo, la genuinità nel rapporto con il turista, anche se non manca il disagio di chi vive nel contesto di una cultura non sempre facile da accettare come ad esempio i tre quarti d’ora di ritardo per l’appuntamento con il tassista-guida che non si scusa nemmeno, l’avviso in albergo di non dare i propri documenti neanche a uomini in divisa e il timore di poter essere fraintesi anche se il desiderio di studiare la loro lingua e la loro storia è un fatto meramente culturale.
L’autore spiega molto bene il suo desiderio di avventura, alla scoperta di terre nuove, perché è affascinato dalla bellezza dell’arte e della cultura persiana. È già stato altre volte in Iran in passato. Adora Isfahan, un po’ meno Teheran ( che lì pronunciano tehran) troppo in fretta cresciuta in numero di abitanti, più caotica, più inquinata. Ha studiato per un corso di persiano che trova difficilissimo. Ha visitato molti luoghi e città come Orumyieh, Tabriz ,Takht e Soleyman, Sanandaj, Hamadan, poi il Sud, Shushtar, Shush, Gambad e Javus, e gli scavi di Susa e Persepolis. Impossibile menzionarli tutti.
In questo suo terzo viaggio in Iran scopre con dispiacere che è diventato più pericoloso. Se ci torna più volte è perché ne è affascinato, la gente è generosa e ospitale, la incontra per strada ed è e subito affabile. Instancabile, chiede alle persone se può filmarle come fa ad esempio con l’uomo che gli insegna come scoprire se lo zafferano è puro, di qualità.
Alcune donne portano il velo, altre no. Quando chiede il perché, una di loro gli dice che deve portarlo perché ha contatti con il pubblico, è un’insegnante e se non lo fa, rischia di perdere il posto di lavoro. Giacca e cravatta vengono considerate simbolo della decadenza occidentale. Se qualcuno le indossa si presume debba fare incontri internazionali.
Fa poi la visita dell’Imam e del Kohrasan che nel nostro Medioevo è stata un faro di luce, di conoscenza, di civiltà. Poi va a Tus e a Nishapur, visita il Complesso dell’Haram e la Tomba dell’Imam con i fedeli che a
Mashhad la Santa, cercano Dio. Ne è emozionato e deduce che forse anche lui sta affrontando questo viaggio alla ricerca di Dio. Proseguendo il suo percorso, visita la Moschea di Gohsrsad con la famosa cupola turchese. Visita il Mausoleo del poeta Ferdowsi, che è come Dante per noi italiani. Riflette sul fatto che pur con l’introduzione di alcuni elementi dell’alfabeto arabo, e di alcune parole arabe, la Persia è riuscita a preservare la propria lingua.
Fa domande a gente del luogo: chiede opinioni sulla politica attuale, il fallimento dall’ayatollah e dalla rivoluzione di Khomeini che ha introdotto il principio del Velayat -e – faqih secondo il quale spetta ai sapienti l’esercizio del potere in attesa del ritorno dell’Imam nascosto, il Mahdi.
I persiani si stupiscono che un italiano sappia questa cosa. Forse sospettano che sia una spia. Si chiede perché gli iraniani vogliono emigrare, sicuramente per il desiderio di libertà. Il Governo ha fallito, gli ayatollah hanno fallito.
Il teologo Al- Ghazali è ritenuto responsabile del mancato sviluppo di un pensiero islamico più critico e razionale perché ha coniugato il misticismo sufi con il rigore della teologia.
Cita Nashipur come uno dei massimi centri di cultura del Medioevo e Attar, il grande poeta ammirato da Borges. Scrive “il linguaggio degli uccelli “. La domanda che si pone è come ha fatto la Persia a diventare l’Iran di oggi?
“I mullah ci hanno fottuto la vita” sarà una risposta che riceve, tuttavia dare tutta la colpa alla religione non lo convince. L’Islam ha rappresentato un mondo di scoperte scientifiche e tecnologiche all’avanguardia. Tutto questo si è perso. Perché?
Molta responsabilità, ribadisce l’autore, viene data all’influenza di Al- Ghazali, alla sua avversione verso la ragione umana e al principio di causalità. Qualcuno afferma che la giurisprudenza guarda al precedente, quindi al passato. Per questo le nuove vie si sono chiuse.
Infine vuole far parte di questa esperienza di lottatori: Zurkhaneh vuol dire “casa della forza” in cui si pratica la disciplina degli eroi, dei lottatori.
Conclude con il ringraziamento al popolo iraniano, a tutte le persone che lo hanno aiutato, incontrandole per strada e che non l’hanno fatto mai sentire solo. Un pensiero finale ai giovani iraniani e alle donne iraniane e alla loro battaglia di libertà: zan, zendegi, azadi.
Sembrerebbe che il fascino di questa terra non finisca qui. La conclusione del libro è infatti: Al prossimo viaggio.
E ha fatto viaggiare anche me, che non sono mai stata in Iran. (E che non sono in sovrappeso).
Patrizia Ripa
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