
“e il mondo, sì, sarebbe stato migliore”
(…) non è importante che quello che ricordi sia avvenuto davvero, l’importante è che tu lo ricordi”
di Roberta Monaco
Il primo incontro dopo la pausa estiva promosso dalle Donne in Corriera, non poteva che essere introdotto dalla nostra Presidente Gabriella Caruso, con Maria Laterza, e condotto dal giornalista Oscar Iarussi, la cui professionalità è nota a tutti. A salutare e spiegare il senso dell’iniziativa e la scelta del luogo (per la prima presentazione), l’atrio en plein air del comune di Bari, è la vice sindaca Giovanna Iacovone che rimarca come le pagine di Storia che fanno da sfondo a questo romanzo siano il primo esempio di Resistenza dei baresi, che ha visto “tutto il corpo sociale di questa città trasversalmente impegnato a fronteggiare e, diciamo, cacciare, i nazifascisti dalla nostra città”. Anticipa dunque l’importanza di Radio Bari e ringrazia l’autore per la volontà di riportare alla luce questi avvenimenti (tra cui la difesa del porto) un po’ dimenticati, e annuncia altresì la volontà dell’amministrazione di valorizzare questi luoghi con un grande progetto dal titolo: Fiumi verdi.
Iarussi, contento di un pubblico così numeroso, esorta alla lettura ma soprattutto all’acquisto dei libri, “fatti per essere letti ma soprattutto per essere comprati!”, e per la prima domanda parte proprio dalla motivazione, dalla scelta di una materia così incandescente, oggetto del romanzo dal titolo Tutto il mio folle amore, romanzo di formazione, di amore, ma che rinvia ad una dimensione storica,
assolutamente realistica già scandagliata (ad esempio Vito Antonio Leuzzi), che non era mai diventata oggetto di una narrazione letteraria, di un romanzo. Ci ricorda che l’anelito libertario afferisce non solo al Nord ma anche al Sud. Francesco Carofiglio, in piedi per solidarietà col pubblico, dichiara la sua emozione per questa “prima” (nonostante abbia già scritto una ventina di libri), “nel luogo giusto, al momento giusto”, perché la storia di questo libro è diversa, particolare – dice – in quanto coincide con la sua storia e le memorie della sua infanzia, “nelle strade della sua infanzia” (via Putignani). Così, richiamando fra i presenti il suo amico sceneggiatore
e scrittore Andrea Piva, ricorda e risponde alla prima domanda, “come gli è venuta l’idea di questo libro?” Semplicemente camminando per Bari, con Andrea, quando a bbiamo inciampato, pardon, ci siamo imbattuti nella prima pietra d’inciampo di Radio Bari, sulla cui storia nessuno ci aveva mai pensato e scritto”. Strano e straordinario il movimento di pensiero che alimenta questa storia, o “incidente di
percorso”, cosi lo definisce, e che tuttavia pochi conoscono. Racconti di famiglia metabolizzati nel corso del tempo, per molto tempo, senza inizialmente l’intenzione di scriverci su.
Oscar Iarussi contestualizza il romanzo: 1943, questa la data in cui nasce Radio Bari come prima voce della liberazione, la più importante voce della liberazione (insieme a radio Londra), radio della liberazione. Data che racconta uno dei momenti in cui riaffiora l’identità italiana, l’anelito di libertà, il passaggio di un cambio di stagione, molto radicale. Oscar tratteggia la Storia, con la sua padronanza
culturale, i momenti cruciali, le figure chiave, la sparatoria di via Nicolò dell’Arca, riportandoci indietro nel tempo e nelle vicende baresi.
Questa storia di identità autentica, una parabola breve, durata solo sei mesi, ma fortissima, genera un rinnovato orgoglio di appartenenza a questa città. È una storia di talento, di generosità. Intorno a Radio Bari ci sono tre ragazzi che interagiscono e che l’autore introduce magistralmente con la sua lettura dell’incipit, che cattura l’intero pubblico. La storia è raccontata da un nipote americano, il protagonista. Una storia di ragazzi, “com’era essere ragazzi in quel mondo in bilico? si chiede Carofiglio, quell’essere ”in bilico tra la fine e un inizio possibile”. I personaggi della storia citati non sono mai inventati. La finzione trova spazio nella storia e il romanzo
diviene metafora dell’adolescenza, ovvero quel percorso che porta ad attraversare una soglia, il passaggio della perdita dell’innocenza e la consapevolezza.
Un’educazione sentimentale, sessuale, la scoperta dell’amore, per riprendere il titolo, argomento che Iarussi vuole far affrontare a Francesco Carofiglio, che con questo romanzo ha contribuito a creare un’epopea… della città. E questo grazie a accurate ricerche, studio in archivio, appunti, ma soprattutto grazie all’importanza dei ricordi, dei racconti che hanno segnato il destino di una nazione intera, e
l’importanza delle parole, la resistenza delle parole, la trasformazione della linguadella comunicazione. C’è un processo senile di immedesimazione dell’autore nei tre adolescenti e lo percepiamo quando, dopo aver delineato i diversi profili di questi tre giovani, fa una lettura bellissima di un intero capitolo, cinque minuti in cui il pubblico sembra anestetizzato dall’ascolto (preannuncia la versione audiolibro del romanzo). Questo romanzo, sottolinea Iarussi, pur nella solidità degli avvenimenti storici, ha una linea di sorpresa, un aspetto in ombra, una smarcatura rispetto alla linea del racconto, e questo è tipico di chi sa scrivere. Le domande che seguono l’applaudito incontro sono tante, sull’onda dell’emozione, domande interessanti, 3 curiosità: perché tre personaggi?; riguardano i temi del libro, la scomparsa o rimozione della memoria, il titolo (che richiama Pasolini e Modugno).
Nelle pagine di questo libro vi sono esempi di Vita e di resistenza chi non si piega a ingiustizie e prepotenze, una pagina di Storia, anche fatta da persone comuni, che non va dimenticata.
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