
“Noi esistiamo perché ci raccontiamo”
di Roberta Monaco
Quando un critico letterario del calibro di Raffaele Donnarumma decide di scrivere un romanzo, beh c’è da correre in libreria, ma anche sedersi alla scrivania!
Dalla interessante e illuminante presentazione del prof. Bonifacino e dalle stimolanti domande a cui risponde brillantemente, si comprende subito che il lettore dovrà affinare il metodo per addentrarsi in questa scrittura “acuminata” e in questo romanzo che è già accattivante nel titolo: La vita nascosta. E non serve sapere che gli autori preferiti del professore, alias scrittore, sono Proust, Flaubert e Svevo, poiché in qualità di critico non se ne è occupato, ma fra le pagine ne sentiamo gli echi.
Scrittura intrisa di scie poetiche, per riprendere le parole di Rita Ceglie, che ci attira con le sue letture scelte con cura per entrare in un genere che giustamente si può chiamare autofinzione.
Il romanzo, tutto in prima persona, si divide in tre parti, ovvero, 1) Dopo 2) Virtù, potestà, dominazioni 3) Cancellazioni; a queste corrispondono rispettivamente la crisi sentimentale, l’abbandono, la ricerca del protagonista di un risarcimento (attraverso le palestre, le chat, ma soprattutto la vita dell’interiorità, dei sentimenti “veri”). La voce dell’io si svela e si rivela, si contraddice ma “dice” quello che in realtà si nasconde anche a se stesso, la vita che si nasconde a lui. La vita nascosta appunto, che sedimenta tante realtà diverse, tra verità e immaginazione.
Perché, spiega l’autore, se il critico razionalizza, lo scrittore deve far parlare l’alter ego, qualcosa che sfugge alla razionalità, l’arte può dire insomma qualcosa di non programmato, dunque “scrivere non ciò che è capitato, ma immaginare ciò che non è capitato. Ed ecco che il romanzo può inventare una vita, uno scenario, ha funzione antropologica, è attività antropologica in quanto raccontare se stessi fa parte di ognuno di noi. Di qui il portato dell’esperienza personale che rivendica la propria eccezionalità, la propria esistenza, con le sue contraddizioni, e invita il lettore ad un’empatia assai diversa da quella che chiamiamo tale e che, tuttavia, è solo illusoria.
Il romanzo trasporta il lettore in un tumulto di sentimenti, affronta con sapienza temi come la depressione, l’alterità, l’omosessualità, la paura, l’amore, ma, soprattutto la fatica di essere se stessi.
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