Skip to main content
Racconti & Commenti  •  15 Maggio 2026

Commento post incontro con Nico Mele, a cura di Roberta Monaco

Roberta Monaco condivide la sua riflessione dopo l'incontro con l'autore Nico Mele e la presentazione del suo libro "Pietranuova".
CONDIVIDI:

“Pietranuova: non un luogo da adottare per vivere ma un luogo adatto alla vita”

di Roberta Monaco


“Le persone non muoiono immediatamente, ma rimangono immerse in una sorta di aura di vita che non ha alcuna relazione con la vera immortalità, ma attraverso le quali continuano ad occupare i nostri pensieri nello stesso modo di quando erano vivi” (Proust)

È contento Titta De Tommasi, introdotto a sua volta dalla vulcanica presidente Gabriella Caruso, di presentarci questo autore, Nico Mele (1970), ingegnere stradale che vive e lavora a Bari e che conosce dal giorno del suo compleanno, il 1 giugno 1970, data la storica amicizia con il padre, compagno di banco di liceo, e di studio. Ci legge la biografia ma la arricchisce con aneddoti personali, ricordi di famiglia, svelandoci subito la passione di Nicola, per tutti Nico, per la scrittura (ha frequentato anche laboratori di scrittura), e per i viaggi. Dai cantieri polverosi si ritaglia il tempo per la fantasia, ha scritto racconti e ricevuto premi (Bucce d’arancia, con cui vince il premio Racconti nella Rete), ma questo è il suo primo romanzo. Entriamo così subito in argomento, i luoghi (Roma, dove lavora il fratello, un altro ingegnere), Asmara, Bari, La Selva di Fasano. Il libro, una saga familiare, per certi versi anche un romanzo storico, inizia con un prologo che è l’occasione per la lettura a cura di Ketty Fiorentini, e per i primi applausi. Dunque un romanzo scritto da un ingegnere e raccontato da un architetto che richiama al pubblico la citazione pronunciata da Giuseppe nel prologo, parlando del destino: “Solo l’acqua può scorrere dove vuole”… e capiamo subito che il destino di questo libro è di essere letto!

Pietranuova, nome di fantasia, dichiara l’autore, è un storia nella Storia con la S maiuscola, una storia complessa, non autobiografica, è la saga di una famiglia e inizia negli anni ’30, la storia della famiglia Armenise si intreccia continuamente con quella che è stata la storia italiana e anche pugliese, dal patriarca Giuseppe, e lo sviluppo che diventa sociale, per un continuo intrecciarsi nella della storia della famiglia con la storia vera: nel seguire l’evoluzione della famiglia si segue di fatto anche l’evoluzione della società, del costume in Italia e in Puglia. nelle prime due pagine, come nei romanzi dell’Ottocento, il quadro familiare con l’albero genealogico sono di grande aiuto al lettore, anche contro la volontà dell’editore. Questo perché, ci spiegano, il racconto non è lineare, cronologico, consequenziale, “non inizia dalla A alla Z, ma parte dalla M, e poi si dipana avanti e indietro, “un quadro straordinariamente vivo”, quasi cinematografico, segue e spiega il percorso di quattro generazioni, con una profonda e accurata capacità di descrizione”. Il quadro naturale si inserisce prepotentemente nella storia, con i suoi valori e disvalori, fino ad assumere le tinte del giallo. Una scelta strategica però, anche per dare un po’ di movimento, tra presente e passato, e consentire una serie di collegamenti tra le varie epoche, perché in ogni capitolo i flashback sparsi danno l’impressione al lettore di ricostruire la storia della famiglia insieme con Alessandra, che è la protagonista. Bellissimo personaggio, ammette Titta De Tommasi di preferirlo fra tutti. Lei non ha mai conosciuto la famiglia, arriva per la prima volta in Puglia e non sa nulla della sua storia familiare, quindi il lettore, saltando tra presente e passato, scopre e mette pian piano insieme i pezzi di questo puzzle, fino ad avere una conoscenza della famiglia, di tutti i fatti che sono che sono avvenuti.

Per Nico Mele la lettura è un modo di viaggiare. È movimento, dà la possibilità di conoscere luoghi, culture diverse, storie e personaggi, avvenimenti storici; la scrittura Nico Mele la vede un po’ come l’organizzazione di un viaggio per il lettore, “portarlo a condividere degli argomenti, dei luoghi, dei fatti, dei personaggi che mi stanno a cuore e che quindi ho il piacere di far conoscere. Quindi questa storia è nata un po’ così, sicuramente la voglia di coronare quel sogno di scrivere un romanzo, e cimentarsi con una saga che però non fosse solo una saga familiare, solo la storia di una famiglia, bensì il pretesto per toccare tutta una serie di argomenti, di sottotrame, di fatti storici reali e anche di luoghi che mi hanno sempre colpito, luoghi del cuore e di famiglia”; c’è Asmara, da cui si parte, che negli anni Trenta era un luogo di vacanza per gli italiani; una città che ha sempre incuriosito l’autore, pur non avendola visitata. Tra i luoghi: Bari, La Selva di Fasano, Roma, addirittura i nativi americani, una storia nel complesso molto interessante della nascita, caduta, ascesa, rinascita, di una famiglia patriarcale, gli Armenise, con i suoi personaggi: Italia, la nonna, Zeudi, Vittoria, Giuseppe, il capostipite, uomo buono, Elisabetta, personaggio minore ma determinata e caparbia, Alessandra, il motore di tutto, che si modifica e deve esaudire il desiderio della nonna di spargere le proprie ceneri in Puglia. Quindi dal suo sviluppo nella possibilità di una crescita sociale, economica, la famiglia diventa una potenza, nonostante le tragedie attraversate, i pericoli, gli alti e bassi e i dolori che probabilmente in ogni famiglia ci sono, ma che in questa assumono i caratteri di tante storie della storia. in una serie di ambienti, culture, città, luoghi che vengono descritti con bellezza, profondità. Suspense drammatica la definisce Titta De Tommasi, coinvolto emotivamente nella lettura del romanzo, che ci lascia valori e riflessioni sul senso della famiglia, la ricerca del riscatto, i luoghi fatali come Pietranuova. E Nico Mele sembra che ci sia ci sia vissuto, per di più non oggi, ma negli anni 30, perché questa storia comincia quando l’ Etiopia era l’impero dei talenti. E quindi riesce a creare all’interno del suo racconto un collegamento straordinario con i luoghi e con le persone, con la società, facendone un quadro straordinariamente vivo.

L’autore si trasforma da assessore dei lavori pubblici a ricercatore, e, durante la lunga gestazione del libro, fa una ricerca di dati, una raccolta storica e minuziosa di immagini della città di Asmara, anche attraverso guide, per rendere il quadro generale più naturale, verosimile e significativo al tempo stesso; storia e finzione si intrecciano e l’affresco è perfetto grazie alla capacità di descrizione, di approfondimento che si inserisce prepotentemente nella storia, poiché la Storia si intreccia con quello che accade alla famiglia stessa. La scrittura ci fa entrare, accompagnandoci, nella cultura dell’epoca, con i suoi valori o disvalori che emergono man mano che si dipana il racconto della famiglia. con tanti momenti irrisolti non spiegati di un percorso che abbraccia quattro generazioni. Si parla di radici, del valore e ruolo delle donne (meglio tratteggiate degli uomini dal nostro autore) come custodi degli obblighi familiari, della rinascita dalle origini, della forza e potenza di una famiglia una volta che si libera dagli errori del passato, della speranza anche dopo una serie di tragedie, della capacità di riscatto e ‘riesame etico’. La tela di fondo di questa trama complessa è la storia dal fascismo in poi, il boom economico, l’eccesso del potere e lo stravolgimento dei valori alla base degli anni ’90 (non si citano le date ma si evince dalla lettura la comprensione delle diverse epoche). Senza scadere nel didascalico anche la lettura di questo libro come romanzo storico, sociale, non sembra all’intervistatore un azzardo, ma una doppia possibilità.

Tra i temi anche quello della sostenibilità ambientale di cui adesso parliamo tanto ma che in passato non aveva tanto interesse (l’autore avrebbe voluto ricevere la domanda sui “nativi americani” che gli sono sempre piaciuti perché sostengono che noi “siamo ospiti sulla terra” e quindi dobbiamo tenerla per i nostri i nostri figli), o ancora i valori e le possibili letture della famiglia come punto di forza, luogo sicuro, sacro, istituzione, fonte di ricchezza e potere, ma anche gabbia dorata per chi ha altre aspirazioni e non riesce a mantenere il ruolo che gli è stato assegnato, chi la trova invadente e ne cerca il distacco. Certo è che Pietranuova, questo luogo immaginario (La Selva di Fasano) è lo specchio della famiglia, dal nulla (tre trulli abbandonati) pian piano diventa una tenuta imponente, ricca, quando la famiglia raggiunge il suo il suo apice, prima del declino economico e valoriale. L’architettura del volume è divisa in tre parti, i capitoli numerati, senza titolo, crescenti, poi un Epilogo. Il tutto sempre incorniciato di citazioni colte che parlano al lettore. Si prosegue con la lettura di un breve passo che vede come protagonista Elisabetta, personaggio minore ma significativo nel plot.

Tuttavia sono le ultime cinquanta pagine, secondo Titta De Tommasi a creare il climax, e la voglia di non lasciare il libro neanche un istante. Ed è un finale estremamente drammatico, coinvolgente, emozionante, come questo luogo che è stato teatro di avvenimenti allegri, gioiosi, ma anche tragici, infatti, come si legge in quarta di copertina “la famiglia è fatta di un cumulo di pietre, tutte diverse, ognuna speciale. Per fare un muro solido serve incastonarle bene in modo che lo spigolo di una diventi sostegno ideale per le altre”. Buona Lettura.

Altri articoli di Racconti & Commenti

Scopri altre testimonianze e storie che raccontano emozioni, percorsi e momenti condivisi.


Parlano di noi

Scopri cosa scrivono di noi giornali, riviste e amici della cultura.