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Racconti & Commenti  •  15 Gennaio 2019

Presentazione del romanzo “Non dirle che è così”

Ecco il commento della nostra socia Roberta Monaco, dopo la presentazione del romanzo “Non dirle che è così”.
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Non dirle che non è così: un romanzo sui migranti. Quando la vita e le voci silenziose si fanno scrittura per raccontarci il nostro presente, il nostro mondo.

di ROBERTA MONACO


 

L’Etranger (Lo straniero)

  • Qui aimes-tu le mieux, homme énigmatique, dis? ton père, ta mère, ta soeur ou ton frère? (Dimmi, enigmatico uomo, chi ami di più? tuo padre, tua madre, tua sorella o tuo fratello?)
  • Je n’ai ni père, ni mère, ni soeur, ni frère. (Non ho né padre, né madre, né sorella, né fratello.)
  • Tes amis? (I tuoi amici?)
  • Vous vous servez là d’une parole dont le sens m’est resté jusqu’à ce jour inconnu. (Usate una parola il cui senso mi è rimasto fino ad oggi sconosciuto.)
  • Ta patrie? (La patria?)
  • J’ignore sous quelle latitude elle est située. (Non so sotto quale latitudine si trovi.)
  • La beauté? (La bellezza?)
  • Je l’aimerais volontiers, déesse et immortelle. (L’amerei volentieri, ma dea e immortale.)
  • L’or? (L’oro?)
  • Je le hais comme vous haïssez Dieu. (Lo odio come voi odiate Dio.)
  • Eh! qu’aimes-tu donc, extraordinaire étranger? (Ma allora che cosa ami, meraviglioso straniero?)
  • J’aime les nuages… les nuages qui passent… là-bas… là-bas… les merveilleux nuages! (Amo le nuvole… Le nuvole che passano… laggiù… Le meravigliose nuvole!)

Baudelaire, Petits poèmes en prose, I (1869)

 

Mi piace iniziare con i versi… in prosa del grande Baudelaire, già “migrante” due secoli addietro, per introdurre l’evento organizzato da Rosanna Quagliariello l’11 gennaio 2019 nell’Aula Magna del CIHEAM Istituto Agronomico Mediterraneo in collaborazione tra Donne in Corriera, Rotary Club del distretto di Bari e CIHEAM: la presentazione del libro Non dirle che non è così di Raffaella Greco Tonegutti. L’autrice, nata a Roma nel 1979, che ha un vissuto intenso e anche fra le mura del luogo che la ospita, ora vive a Bruxelles ed è funzionario dell’UE. Si occupa di politiche di integrazione, migrazione, asilo in Europa e in Africa. Ha già pubblicato il romanzo L’Espagnole e il saggio Silenzio su Bamako sul colpo di Stato in Mali, oltre ad una pièce Racconto a due voci che ha vinto il premio Barbara Fabiani per la storia al femminile. Il libro (178 pagine di rapida lettura, o troppo rapida come qualche intervenuto ha detto, poiché quando un libro piace non si ha voglia di finirlo), narra storie di amore, di viaggio, di scoperta, di padri e di figlie, di confini, e porge uno sguardo nuovo sulla multiculturalità, come dice la Presidente dell’Associazione culturale Donne in Corriera, Gabriella Caruso, poiché si attraversano Paesi come la Tunisia, la Francia, la Lettonia.”Parabola d’amore che supera tutti i confini “ europei, arabi, musulmani, ed ha come protagoniste due donne Amina e Ljuba, due mondi diversi, uno spaccato che ha come sfondo la Primavera Araba. Un libro bello da regalare a chi ha capito il valore della lontananza, i cambiamenti, le complesse relazioni filiari (anche l’autrice ha figli) e sa comprendere quell’immaginazione che sta nell’esercizio letterario, il solo forse che ci permette di cambiare prospettiva. È quello che riesce a fare Raffaella Greco Tonegutti con i suoi personaggi, restituendo una polifonia di voci e dando anche a personaggi maschili (l’avvocato, il padre) il punto di vista femminile. Forse per questo Lino Pignataro del Rotary, che modera l’incontro, ci legge proprio quelle pagine in cui il passaggio generazionale si intreccia alla storia di migrazione, in cui è raro che i padri possano immaginare un futuro. Il tema della migrazione, così scottante oggi,  è condotto infatti in maniera esemplare dall’autrice perché è anch’essa “migrante”, anche se, come dichiara, in questa occasione indossa “cappelli” diversi. Quello di madre, quello di scrittrice (che ha avuto la grande opportunità di ascoltare le storie diverse di madri e donne con la loro pluralità di sguardi), e quello di giurista ricercatrice, di chi lavora in un’Istituzione, da vent’anni, e sa parlarci di macroeconomia e microeconomia, per spiegarci i problemi – ma anche le possibili soluzioni! – delle politiche migratorie. Come valorizzare le potenzialità di ogni individuo?

Non contiene forse in sé già la risposta, malgrado l’ambiguità del senso, la parola ‘Straniero’ da cui sono partita, la cui etimologia (dal greco Xénos: straniero oppure ospite) rimanda proprio all’ospitalità? Per questo l’autrice non manca di dare spunti interessanti di studio come Fernand Braudel sulla Storia del Mediterraneo, per ricordarci che è nello scambio che si costruisce la storia, e ci incanta quando afferma che il Mediterraneo, che non è solo il mare nostrum, “è scambio”, è incontro e non scontro, e c’è solo l’umano al centro dell’incontro, che richiede accoglienza e integrazione. E se migrazione fa rima con integrazione, in realtà è triste constatare come oggi manca una politica organica, sistemica, per risolvere il problema dei flussi  migratori, come è difficile liberarsi dai clichés, togliersi le lenti da telegiornale, sganciare l’idea di migrazione dall’idea di povertà. I migranti non sono tutti disperati o poveri, hanno delle risorse che potrebbero arricchire il nostro paese. Se leggiamo questo romanzo (Non dirle che non è così, Blonk, pp.178, euro14) forse comprendiamo che  la migrazione è una scelta, un desiderio, un sogno, un atto di coraggio, il bisogno di una vita migliore. E se la letteratura ci insegna che “tutto cambi perché nulla cambi”, noi non ci rassegniamo (“tu sei acqua che scorre” p.163): ci deve essere una possibilità di giustizia… seppur imperfetta. E allora yalla: su, andiamo, facciamo, anzi leggiamo!

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