
Libreria Laterza 21 febbraio 2019 ore 18
NICOLETTA SIPOS presenta alle Donne in Corriera il suo romanzo La promessa del tramonto (Garzanti, euro 16,90, pp.323)
Dialoga con l’autrice Rosanna Quagliariello
“Amo leggere, ho una inclinazione naturale per i libri, mia madre diceva che le costavo meno in vestiario che per gli acquisti in libreria.” (Nicoletta Sipos Blog)
Fuggire per … ritrovarsi
di ROBERTA MONACO
È Maria Laterza, che come sempre ci ‘accoglie’, a presentare questa scrittrice di Budapest, traduttrice e giornalista. Ha lavorato per diversi quotidiani come “Avvenire” e “Il Giorno” e settimanali come “Gente”, di cui è stata caporedattore, e “Chi”. È autrice di una dozzina di saggi e romanzi, anche per ragazzi. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra cui Cuori di pietra (2007), Facce di bronzo (2008) e Corpi (2009) per Mondadori e Alle signore piace il nero (2009) per Sperling & Kupfer. Per questi ultimi ha pubblicato anche Il buio oltre la porta (2009) e Perché io no?(2011).
Abbiamo già avuto occasione di incontrarla per la presentazione a Bari della raccolta di racconti a più mani, Il bicchiere mezzo pieno (con Tiziana Ferrario); La promessa del tramonto (Garzanti 2016), libro autobiografico, è invece una produzione tutta sua, ed è un bel romanzo, di grande attualità, dice ROSANNA QUAGLIARIELLO “che si fa leggere con grande piacere, che dispiace lasciare, dei cui personaggi ti affezioni…, narra della sua vita e dell’incontro dei suoi genitori, del loro amore, del progetto di vita, delle difficoltà ed ostacoli da combattere prima del lieto fine.
Ci riassume il libro – ma non troppo per non spoilerare – le vicende di Tibor e Sara (nomi fittizi per i suoi genitori) ambientate negli anni precedenti la Seconda Guerra mondiale. Tibor è un giovane medico ungherese di origine ebraica. Ha scelto l’Italia per conseguire la laurea in medicina perché in Ungheria l’accesso all’Università è regolato da una selezione basata sull’etnia di origine e i posti disponibili per gli ebrei sono esauriti. Conseguito il titolo di studio, comincia a lavorare presso l’ ospedale le Molinette di Torino. È il 1937. Sara (che è poi la madre dell’autrice) è una giovane e determinata infermiera, che conquista inconsapevolmente il cuore di Tibor e che resiste in tutti i modi al suo corteggiamento. Quando l’amore tra i due esplode, entrambi sanno che è un punto di non ritorno: stare insieme, sposarsi è il loro destino. La famiglia di lei, tuttavia, ostacola la relazione, arrivando a denunciare il giovane dottore, che sarà costretto all’esilio.
La proclamazione delle leggi razziali impedirà ancora una volta il coronamento del loro progetto di vita. A quel punto non resta che fuggire. Si dipana il romanzo attraverso le fughe, avvincenti, che determinano un’esperienza unica, poggiata sulla forza del loro affetto, su ciò che sono disposti a fare per non perdersi, una palestra per scelte ancora più dure, cui li costringerà la guerra.
Tra fughe attraverso le vie fluviali, (“non è il mare ma è sempre acqua e Tibor è sempre un migrante che si concede una speranza, quella di una vita migliore”), e ritorni, il romanzo è avvincente e intriga il lettore. Durante il ritorno in Ungheria, dove poi ci sarà la dittatura comunista, l’autrice nasce. Ed è all’autrice che si rivolge ROSANNA con una domanda mirata al titolo del libro. Perché La promessa del tramonto? Perché la guerra e la famiglia di Sara, che non credeva nella forza di questo amore, hanno provato a dividerli. Ma nessuno è riuscito a spezzare il legame che li unisce, e Tibor “testa leale, onesta, un po’ bizzarra”, vuole costruire, per loro e i loro figli, un futuro migliore. Tibor e Sara si sono scambiati una promessa: la promessa di riconquistare, nonostante tutto, la felicità che si meritano. La felicità che meritano i loro figli. Insieme hanno combattuto. Hanno sfidato la violenza e l’orrore. Hanno superato notti infinite e pericolose. Ma non hanno mai dimenticato chi sono. E hanno capito che, finché saranno una cosa sola, nessuno potrà togliere loro la dignità e il coraggio. Allora la promessa è quella di trascorrere la vecchiaia insieme.
Un libro di grande speranza, come riassume il proverbio che estrae dalle pagine del libro ROSANNA QUAGLIARIELLO: “Finché la fonte del bene non s’inaridisce, il mondo può sperare ancora”. In due poi si può ottenere qualcosa se la si vuole fortemente, se si apre il cuore alla soluzione, alla strada giusta, anche a costo di mentire (lui mente una sera perché giura che ritornerà e non la lascerà più sola).
Ma è giunto il momento di “entrare nel testo”, così ROSANNA ci legge l’inizio, il brano in cui avviene l’incontro (p.52 “Si sono incontrati in ospedale alle Molinette”…). Poi l’autrice ci parla delle origini della sua famiglia (madre siciliana, legami familiari forti, devozione al ‘nostro’ San Nicola, tanti figli, la storia di quel periodo duro per gli Ebrei, nel 1937-38, quando non potevano fuggire.). In fondo Tibor che fugge nella stiva di un barcone ci riporta al presente. Chiudere la propria vita in una valigetta di venti chili, scappare. Si, il viaggio è proprio il corpo del romanzo, insieme alle rimembranze che fanno tornare indietro il tempo, le difficoltà del matrimonio per la persecuzione degli ebrei. Nessuno si aspettava i sei milioni di ebrei, a cui vanno aggiunti i Rom, e le altre minoranze perseguitate. Ecco perché l’autrice sente addosso la fortuna di poter raccontare la storia della sua famiglia. I temi sono attuali, “stranamente attuali”, oggi forse non si vuole capire che cosa succede.
ROSANNA chiede anche all’autrice cosa ha provato quando è ritornata in Ungheria, l’impatto del ritorno… “ho sempre paura quando torno in Ungheria, come se qualcosa stesse sobbollendo”, ci confessa. Lei non è tornata se non dopo il crollo del muro di Berlino, con quattro figli, ed ha provato un’emozione forte, pur ritrovando poco della sua vecchia Ungheria, forse solo le terme (gli Ungheresi amano l’acqua e producono la farina più buona del mondo, la producono per il Vaticano!). Molto è cambiato. A cominciare dalla statua con la ghigliottina che trova, “mi chiedevo con mio marito che avessimo a che fare con la Francia, con la tortura… era dovuto all’accordo di Trianon, nel 1920, dopo la Prima Guerra mondiale quando l’Ungheria viene sconfitta”. Ancora una domanda: perché ha aspettato tanto tempo prima di restituire questa storia al pubblico? Lei risponde che non voleva alimentare la solita saga degli ebrei, per il Giorno della Memoria ce ne sono migliaia, e intanto ci regala altri aneddoti (il racconto del padre per sfuggire ai russi). No, non voleva scriverlo. Poi sono successe delle storie strane. Leggere di tombe profanate, di razzismo, di fatti di cronaca allarmanti, fa riflettere sui fenomeni che stanno accadendo in questo mondo, persino a Milano, dove lei vive.
Non mancano gli interventi dal pubblico, intrigato dal libro, dal pathos che ogni storia “vissuta” porta con sé, e dal tema della migrazione; ANNAMARIA TUNZI, archeologa, dal mito (l’Odissea, Ulisse, il viaggio) ci riporta al tema dell’essere costretti ad essere profughi, tematica di grande attualità oggi, anche per gli italiani che vanno all’estero. L’autrice sapeva che si stava andando verso un periodo così nero, però alla politica – populista – non interessa, l’importante è avere un nemico, oggi il bersaglio sono gli immigrati, prima erano gli ebrei. Togliamoci la benda e guardiamo quello che accade. Non c’è devastazione maggiore di quella della persecuzione degli ebrei, interviene MARIELLA FANCIANO: che questo antisemitismo stia tornando e possa ripetersi è davvero drammatico e bisogna fermarlo.
Ecco perché questa storia che riesce a tenere insieme la famiglia, che rivive avventure che fanno piangere e tengono sul filo, forse ha ancora ragione di essere narrata, ricordata, e letta. Tutto vero, eppure è un libro. Leggendo il giornale oggi, NICOLETTA SIPOS cita Carlo Feltrinelli :“ho imparato da mia madre che ogni libro ha un contenuto rivoluzionario, ha un potere”. Ma abbiamo davvero sconfitto i fantasmi del passato? Si domanda, o forse sono lì, si stanno affollando…, e le viene un certo magone, per la storia della sua famiglia, ancora un richiamo alla vita del nonno, un bravo avvocato che per essersi messo contro Mussolini non ha più vinto una causa, poi i nonni morti ad Auschvitz, e tuttavia spera nel messaggio di speranza del padre, ma anche di Tibor riassunto nel proverbio succitato.
Fra pochi giorni, il 26 febbraio, esce un altro libro di racconti, Mariti, i cui proventi hanno un obiettivo (come per il volume Il bicchiere mezzo pieno) sempre diverso ma sempre legato al miglioramento dei livelli di vita dei paesi in via di sviluppo, motivo per cui ROSANNA e NICOLETTA SIPOS si sono incontrate e conosciute. Questo è dunque un arrivederci.
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