Incontro con Franco Botta e Giuseppe Caccavale

Edizione 2017
LUOGO:

Giardino della Biblioteca scolastica interculturale Galassia-Marconi


PERIODO:

6 Giugno 2017

DETTAGLI:
Il 6 giugno alle ore 18, presso il Giardino della Biblioteca scolastica interculturale Galassia-Marconi in via Skanderberg 33, L’Associazione Donne in corriera ha presentato il libro di Franco Botta e Giuseppe Caccavale Mal di giardino. Natura e arte del verde Ed.Progedit, Bari, 2016, euro15  

Elogio del giardino

Di ROBERTA MONACO Il faut cultiver son jardin” (VOLTAIRE, Candide)   Quale luogo migliore per l’incontro-dibattito Il giardino che vorrei con FRANCO BOTTA e GIOVANNA IACOVONE, a partire dal libro di F.BOTTA e G.CACCAVALE Mal di giardino, se non il giardino di una biblioteca di una scuola, che ci accoglie numerosi e curiosi per l’insolito tema… naturale. Si è parlato infatti di natura e arte del verde con l’autore Franco Botta. Di giardini. Il giardino implica tutti i sensi, gli odori, l’olfatto, il tatto, lo sguardo. Ecco perché la scuola che è un di formazione, diviene luogo ideale per parlare del giardino e del suo forte rapporto con l’arte del vivere. Ad esempio, ci mette in guardia l’autore (Giuseppe Caccavale, professore di Arti murali e Disegno a Parigi è invece autore delle tavole presenti nel volume), le piante sfoglianti sono più educative delle piante sempreverdi! La direttrice interviene e ci racconta le difficoltà e la passione con cui, grazie alla collaborazione dei genitori dei bambini che frequentano (la primaria solo 52 alunni), insomma all’”esperienza umana”, questa penisola è diventata un luogo magico, un bene comune, e il giardino ha creato curiosità, affezione, è diventato un fattore di crescita educativa importante. E Botta questo lo sa bene, quando afferma che “nel giardino non può mancare la zappa”… Voltaire l’aveva metaforicamente fatto dire a Candido tre secoli fa “Bisogna coltivare il proprio giardino”. L’editore, Gino Dato in questa collana “Tempi liberi” ospita volumi dedicati alle modalità, alle culture, ai campi di interesse che caratterizzano l’impiego del tempo libero: un ventaglio multiforme di scelte e impegni nei quali condensiamo attitudini, competenze, piaceri. Ed è stato un piacere moderare il dibattito anche per la nostra socia GENNI IACOVONE, docente all’Università di Matera, che è stata ben felice di ritrovare l’autore Franco Botta, che segue da tempo. Ha potuto godere di più della bellissima mostra a Parigi, Jardins, una settimana fa, grazie alla lettura del suo libro, una passeggiata artistica e poetica. Il giardino è uno spazio aperto, dove tutto si mescola. Sei secoli di cultura occidentale attorno ai giardini. Il giardino, luogo di delizia, di lavoro, territorio ideale che riassume la storia dell’universo. “Ho letto il giardino come opera d’arte totale che sveglia tutti i sensi”, dice Genni, ritrovando molte corrispondenze tra universo totale e paesaggistico. E subito descrive il libro come “bello, complesso, in apparenza un libro di filosofia, dove il giardino è metafora della vita, del senso della vita e del tempo. Quando ci prendiamo cura dello spazio, quando con la nostra passione piantiamo un giardino, si legge nella quarta di copertina, “forse abbiamo dimenticato di essere il giardino e il giardiniere di noi stessi allo stesso tempo”. Viviamo un’era nella quale occorre prendersi cura del mondo e i giardini possono diventare luoghi di incontro e di sperimentazione, non per ripetere quello che la natura crea spontaneamente, ma per costruire laboratori nei quali mettere in scena altri spettacoli. Non manca di rievocare ricordi sempre “verdi”, come il pino di via Campione piantato trenta anni fa e tutte le trasformazioni avvenute nella città. GENNI IACOVONE è l’unica giurista in un corso di paesaggisti con il compito di educare la committenza, valorizzare il ruolo sociale del paesaggio. Con le piante la scoperta che si fa è che sono esseri viventi, “capiscono”, (Botta) durano poco (pensate all’ibisco), bisogna accettare e amare una pianta per come era e per come potrebbe tornare ad essere grazie alle cure. Il che non vuol dire, mette in guardia Botta, super pompare di ormoni le piante.

Il paesaggio dunque come bene identitario, capitale sociale e quindi bene comune. E gli interrogativi si aprono: vi è ancora spazio per progettare, costruire e vivere i giardini? E a quali stili di vita e sentimenti dovrebbero essere ispirati? E come rileggere il rapporto virtuoso tra territorio e natura? Genni fa riferimento ai precedenti libri di Franco Botta, mente eclettica anche se nasce economista, adorato dagli studenti, grande affabulatore, contagioso con il suo pollice verde, dacché scopre ad un certo punto della sua vita il giardinaggio, la passione rigeneratrice, quasi terapeutica per la mente, dell’attività del coltivare e mette casa, con famiglia al seguito, nella campagna della periferia di Monopoli, dove coltiva un pezzo di terra, che gli riporta alla mente i consigli di suo nonno, che amava coltivare un giardino in quel di Trani. Il giardino si può considerare un luogo affine all’arte, in tutte le sue forme. In un momento storico in cui il giardino cambia forma e conquista spazi diversi dal passato, ancor più preciso può rivelarsi il legame con la musica. Claudio Abbado: «Nel verde c’è qualcosa di aereo, di leggero, di temporaneo. In qualche maniera c’è qualcosa che appartiene alla dimensione momentanea della musica, del suono». Ed era proprio passeggiando nei suoi amati giardini che Abbado riusciva a comporre le sue migliori opere musicali. Ma nel libro non si parla soltanto di musica. Numerosi sono anzi i riferimenti filosofici, come quelli di Henry David Thoreau, grande ispiratore dell’idea dei cammini; mentre nella seconda parte Botta raccoglie brevi testi in gran parte frutto di recensioni a volumi riguardanti, a loro volta, i giardini e il loro valore pratico e simbolico. Né mancano riflessioni interessanti su singole specie, come l’edera, il glicine o il crisantemo; e neppure preziosi consigli rivolti al giardiniere sul lavoro da svolgersi nelle diverse stagioni dell’anno. Sempre nel rispetto del proprio ruolo, e ovviamente nel rispetto della natura (ad esempio per ciò che riguarda l’uso di fertilizzanti e altre sostanze chimiche); del resto, come scrive Botta riprendendo una frase di Libereso Guglielmi, che curava il giardino del padre di Italo Calvino, i giardinieri «sanno che, quando si costruisce un giardino, non ci si deve allontanare mai troppo dalla natura, pur non ignorando per il risultato del proprio lavoro non sarà mai natura». Durante la piacevole conversazione si rimarca il fatto che siamo stati abituati a ragionare in termini di vincolo paesaggistico e di divieto. Vincoli che in passato non sono stati rispettati. Ma il giardino non è natura. E non è semplice il rapporto tra giardino e natura. Un giardiniere, ci ricorda Botta, non deve mai allontanarsi dalla natura. Spesso un giardiniere vuole avere le piante che gli piacciono, che trova nei viaggi. Ma “è la natura che decide cosa può essere fatto, le piante non girano, non sono vagabonde”. Bisogna (cfr. saggio di Heidegger, Costruire, abitare, pensare) avere consapevolezza dei luoghi in cui viviamo e dare importanza all’amore per la terra, la Natura, con lo sforzo consapevole di come può essere cambiato un giardino, dove si può vivere una vita migliore di quella che si vive in città. Ed anche la vita in una scuola può cambiare, ci fa capire la Direttrice con un lungo intervento, rispondendo al fatto che Botta non ama gli eucalipti presenti nel giardino.

Ora, non so se sono stata contagiata anch’io da questo “mal di giardino”, ma è venuta anche a me un po’ di … “nostalgia” di giardino. Il libro è complesso, come ha detto subito Genni, ma ha anche aggiunto che complesso non vuol dire complicato, anzi ci sprona ad impegnarci tutti, a “cultiver notre jardin”, a coltivare il nostro giardino, come arte necessaria, come se fosse il nostro corpo (cfr. Shakespeare Otello atto 1 scena 3 “il nostro corpo è un giardino), per amare noi stessi ed amare il lavoro, a rinnovarci sempre, come un orto (almeno due volte l’anno!)

   

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